La manipolazione affettiva

manipolazione affettiva

L’amore dovrebbe far emergere il meglio da chiunque, in quanto è la spinta più forte verso l’elevazione morale, un sostegno che genera benessere e gioia. Il luogo dove anche una critica formulata con sentimenti positivi risulta estremamente costruttiva.
“Il vero amore non è soltanto un sentimento positivo, è anche una forza fantastica per elevarsi, per permettere al partner di crescere ed evolversi verso il meglio di se stesso”. Isabelle Nazare-Aga, in “La manipolazione affettiva”, definisce questo affetto profondo e complesso: “la volontà di superare se stessi allo scopo di accrescere la propria evoluzione spirituale o quella di qualcun altro”.

Le modalità comunicative perverse possono, a ben ragione, essere assimilate al delirio. La contraddizione diviene paradossale, oppure si intreccia in quella duplice stretta (double bind) che Gregory Bateson (1956) aveva evidenziato nelle famiglie schizofreniche e che, in forma attenuata, si ripropone in certe relazioni di coppia. La compresenza di due propositi contraddittori rende impossibile rispondere contemporaneamente ad entrambi.

Il procedimento perverso consiste soprattutto nel porre l’altro in una situazione paradossale per poi poterlo rimproverare della contraddizione in cui è stato messo. Nel contesto di una relazione (diciamo così) “normonevrotica”, ogni perplessità si avvierebbe spontaneamente a risolversi in una negoziazione che avvicini quanto più possibile al definitivo appianamento. Nei rapporti con un caratteriale invece prevale la logica perversa dell’ambiguità, o della psicopatia, se non proprio della psicosi.

I caratteriali manipolatori si prefiggono di esercitare sulle loro prede una deleteria influenza psicologica, mostrando dei modi affascinanti che conquistano le vittime, convincendole a lasciarsi coinvolgere in relazioni nelle quali sin dall’inizio proveranno un forte disagio. Una violenza psicologica, invisibile ed impalpabile, risulta molto più subdola e distruttiva della franca aggressività; e poi uomini e donne non hanno la stessa percezione della situazione in cui sono incappati; eppure, i manipolatori hanno un comportamento stereotipato e le loro mosse potrebbero essere prevedibili.
Quali primi rimedi, nei rapporti con un manipolatore, occorre saper riconoscere le menzogne, il capovolgimento della realtà, la vittimizzazione del carnefice, specialmente per evitare di interiorizzare quei desideri distruttivi alla base delle idee auto-aggressive, o francamente suicide. L’introspezione che si adotta nella terapia di coppia dei cosiddetti “normonevrotici” sarebbe impraticabile. Dopo la vittimizzazione e la conseguente colpevolizzazione, la negoziazione di un periodo di riflessione, nella speranza che qualcosa cambi, costituiranno ulteriori, perversi tentativi di destabilizzazione mentale da parte del “vampiro psicoaffettivo”; perché la caratteristica principale della personalità manipolativa è l’affermazione di sé a tutti i costi ed, a questo scopo, arriva a fare carte false pur di trasformare la realtà a suo esclusivo vantaggio. Nonostante le continue minacce di farlo, le sue plateali richieste di separazione o di divorzio, come i finti propositi suicidi, non sono effettive intenzioni, ma ulteriori strumenti di manipolazione in modo da imporsi e controllare la vita degli altri.

Il manipolatore è un “perverso narcisista”; benché nel narcisismo patologico rientri anche il “perverso di carattere” (o “manipolatore perverso”), ed il vero e proprio perverso sessuale.. Quest’ultimo avrebbe più a che vedere con esibizionismo, sadomasochismo, ecc. Ma il concetto di narcisismo, coniato da Havelock Ellis nel 1898, è stato in seguito da Freud desessualizzato sino a maggiormente corrispondere ad una perversione sistematica. Si parla, quindi, di “perversione di carattere” in seno al narcisismo, in prossimità della “perversione narcisistica”, propria del manipolatore.
Quella del manipolatore perverso è una perversità affine alla depravazione del sadismo morale. Il perverso di carattere (manipolatore perverso) ha una personalità conflittuale, mentre il perverso narcisista è più subdolo, agisce senza destare il minimo sospetto, anzi riesce a suscitare compassione. Il perverso di carattere è più presuntuoso, più intransigente ed aggressivo. Reagisce alle frustrazioni in maniera esagerata e trae piacere dall’umiliare la sua vittima. Del resto, il piacere del dominio non è che un tipico sentimento perverso. Il manipolatore perverso mostra un atteggiamento palesemente morboso, un comportamento destabilizzante, un’ideazione strategica. Va alla ricerca di stimoli distruttivi, non ha scrupoli, restando immune dai sensi di colpa. Poiché non si fida di nessuno, non ha amici, bensì complici. La depravazione sessuale la esterna in un linguaggio crudo e grossolano, francamente volgare, ma, quel che è peggio, lo attualizza in stupri ed incesti. Nella diagnosi differenziale, si possono, comunque, distinguere nettamente dai paranoici, in quanto la struttura mentale di questi ultimi risulta di impedimento ad ogni relazione affettiva, mentre i perversi di carattere si servono dell’altrui narcisismo, e lo manipolano, per rafforzare l’incompletezza del loro Io.

Il manipolatore relazionale è un tipo di personalità patologica narcisista, egocentrica; un vampiro psico-affettivo che si nutre dell’essenza vitale delle sue prede. Critica, disprezza, colpevolizza, ricatta, ricordando agli altri i principi morali od il perseguimento della perfezione, ma questo solo quando gli torna utile. E per raggiungere i suoi scopi ricorre a raggiri, ragionamenti pseudo-logici che capovolgono le situazioni a suo proprio vantaggio. Spesso la sua comunicazione è paradossale: messaggi opposti in double bind, a cui è impossibile rispondere senza contraddirsi; oppure deforma il significato del discorso. Si auto-commisera, si deresponsabilizza, non formula richieste esplicite e chiare. Eppure non tollera i rifiuti, vuol sempre avere l’ultima parola per trarre le sue conclusioni, pur non condivise. Muta opinioni e decisioni. Soprattutto mente, insinua sospetti, riferisce malintesi . Simula somatizzazioni ed autosvalutazioni, ma dimostra sostanzialmente disinteresse affettivo.
Si tratta, insomma, di personalità disturbate e disturbanti, con cui ci si può legare sentimentalmente per venire immancabilmente destabilizzati dalla loro perfida influenza.

Mycounselor Manuela Fogagnolo

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