Le emozioni

Ripensando a quanto detto negli articoli precedenti  in merito all’intelligenza emotiva e alla consapevolezza, possiamo partire, nella nostra ricognizione, dalla consapevolezza emotiva, vale a dire dalla capacità di chiamare le emozioni per nome riconoscendole e scoprendo come descriverle e monitorarle. Gli studiosi non sono d’accordo sul numero e sul significato delle emozioni e sui sistemi per classificarle tanto che alcuni parlano di emozioni fondamentali ed emozioni complesse mentre altri di emozioni pure ed emozioni miste.

emozioni

Robert Plutchik nel suo Psicologia e biologia delle emozioni afferma “Le emozioni fanno talmente parte della nostra vita che si potrebbe pensare che gli psicologi debbano essere in grado di definire il campo e di studiarne sistematicamente i problemi. Sarete sorpresi di sapere che gli psicologi da lungo tempo considerano lo studio delle emozioni come uno degli argomenti più confusi e difficili di tutta la psicologia, e vi è un accordo relativamente scarso su come definire il termine e su come procedere nello studiare l’argomento.” (p. 23)

E continua “L’emozione è un insieme complesso di interazioni tra fattori soggettivi e oggettivi, mediate da sistemi neurali/ormonali, che possono,

  1. a) dare origine a esperienze affettive come sensazioni di attivazione e di piacere/dispiacere;
  2. b) generare processi cognitivi come effetti percettivi emotivamente rilevanti, valutazioni, processi di etichettamento;
  3. c) attivare aggiustamenti fisiologici di vasta portata alle condizioni elicitanti;
  4. d) portare a un comportamento che è spesso, ma non sempre, espressivo, finalizzato e adattativo.” (p. 27)

Seguendo lo schema proposto da Plutchik (2001)possiamo ipotizzare che la moltitudine delle esperienze emotive sia spiegabile mediante otto emozioni fondamentali o primarie. L’autore ha suggerito un modello efficace (parzialmente verificato sul piano empirico per la classificazione delle espressioni facciali).

Tre sono le fondamentali dimensioni rappresentate in questo modello: intensità, polarità e somiglianza.

 

plutchik

(A volte si trovano elencate le otto emozioni primarie divise in quattro coppie,  secondo una recente definizione  -la rabbia e la paura – la tristezza e la gioia – la sorpresa e l’attesa – il disgusto e l’accettazione)

Il cerchio rappresenta la somiglianza e la polarità delle otto emozioni primarie. L’intensità può variare su un asse ortogonale al cerchio, per esempio la paura aumentando può divenire terrore, diminuendo può divenire apprensione.

Il modello sembra essere in grado di spiegare la maggior parte delle emozioni umane, ciascuna delle quali può essere considerata come una combinazione di queste emozioni primarie.

Quindi, come già Carkhuff aveva proposto può risultare utile suddividere le emozioni in base all’intensità.

Tabella 1 – Categorie dei sentimenti (Carkhuff 1993 )

Livelli di intensità

Alto

Felice

Euforico Raggiante Pazzo di gioia

Triste

Disperato Depresso Distrutto

Arrabbiato

Furioso Fuori di sé Inviperito

Spaventato

Terrorizzato Sconvolto Angosciato

Confuso

Sgomento Sconcertato Esterrefatto

Forte

Potente Poderoso Vigoroso

Debole

Impotente Oppresso Svuotato

Medio Allegro Su di giri In forma Addolorato Amareggiat o Desolato Adirato

Irritato Aggressivo

Intimorito Insicuro Ansioso Intontito Disorientato Allibito Energico Capace Determina to Insicuro Vulnerabil e Indeciso
Basso Lieto Soddisfatto Pago Giù di morale Scoraggiato Avvilito Scocciato Seccato Indispettito Timoroso A disagio Teso Perplesso

Dubbioso Imbarazzato

Sicuro Ottimista Solido

 

E’ da notare come, parlando di emozioni fondamentali, gli studi effettuati da Paul Ekman, della University California di San Francisco, in Nuova Guinea, hanno confermato quanto già Darwin aveva riconosciuto e cioè che espressioni facciali specifiche (paura, disgusto, tristezza, gioia, sorpresa, rabbia), sono riconosciute in ogni cultura del mondo . Però Ekman non afferma che le espressioni delle emozioni elementari si somigliano tutte; anzi sottolinea che perfino le espressioni facciali universali possono essere cancellate, attutite o amplificate da fattori appresi, e perfino mascherate da altre emozioni. Usa il termine regole dell’esibizione per rimandare alle convenzioni, norme e abitudini che le persone sviluppano per gestire le espressioni delle emozioni. Le regole dell’esibizione specificano chi può mostrare quale emozione a chi, quando e in quale misura. Per Ekman, il concetto di emozioni elementari spiega la somiglianza delle espressioni tra gli individui e le culture, e le regole dell’esibizione spiegano molte differenze.

E’ in ogni caso da tener presente che possiamo sforzarci di dissimulare le emozioni e riuscirci in parte, ma non del tutto. Alcuni di noi, sotto l’influenza culturale adeguata, diventano piuttosto bravi a dissimulare, ma in sostanza ciò che si acquisisce è la capacità di mascherare alcune delle manifestazioni esteriori dell’emozione senza riuscire mai a bloccare i cambiamenti automatici che avvengono nei visceri e nel “milieu” interno . Possiamo per meglio comprendere ad esempio far riferimento all’ansia : l’attivazione di uno stato di ansia nell’uomo è dovuta a una serie di fattori collegati e integrati, predisposti psicologicamente per attivare una risposta cognitivo – comportamentale di attacco – fuga. Nel complesso questa reazione nasce dalla percezione da parte dell’individuo di uno stimolo (esterno o interno) che è successivamente valutato a livello cognitivo o subconscio con la possibilità di attribuire un significato di “minaccia” allo stimolo stesso. Si attivano quindi, a livello macromolecolare, dei meccanismi biologici collegati allo stato di funzionalità del complesso recettoriale GABA(l’acido gamma-aminobutirrico). L’attivazione di questo complesso recettoriale comporta, a causa dell’immediata chiusura al passaggio per gli ioni cloro all’interno dei neuroni, un successivo “arousal” (eccitazione), a livello del SNC (sistema nervoso centrale). Ciò accade in particolare per quelle strutture con una ricca distribuzione di questo complesso recettoriale, come l’amigdala, il cervelletto, il sistema ipotalamo–ipofisario.

Come conseguenza dell’attivazione di questo meccanismo si osserva l’instaurarsi di uno stato emozionale di allarme e, da un punto di vista neurofisiologico, lo scatenamento di una serie di meccanismi neurovegetativi (modificazioni di frequenza cardiaca, pressione arteriosa, tensione muscolare, sudorazione cutanea) e neuroendocrini (incremento di ACTH, β – endorfina, cortisolo, prolattina, adrenalina), che nel loro complesso sono in grado di sostenere meglio l’organismo nella situazione di attacco/fuga.

La valutazione cognitiva di uno stimolo come “minaccioso” determina quindi, per mezzo di tali meccanismi, un arousal cognitivo e fisiologico, che si blocca in una spirale di attivazione cronica (ansia cronica), se la reazione attacco-fuga finale è per qualche motivo bloccata; ciò è quanto frequentemente accade nella specie umana, in quanto gli stimoli cognitivamente valutati come minacciosi sono per la maggior parte degli stimoli interni di carattere conflittuale.

 

Mycounselor Manuela Fogagnolo

 

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