Pensiero laterale

PENSIERO-LATERALE

 

 

 

Le varie forme di pensiero consistono nell’utilizzare abitudini già apprese ed esperienze rivelatesi valide nel passato per affrontare apprendimenti nuovi.

 

Siamo in grado di formare un pensiero produttivo quando, di fronte ad un problema, eliminiamo la tendenza ad utilizzare schemi abitudinari e scopriamo soluzioni originali.

 

Le difficoltà che si affrontano quando si deve risolvere un problema del tutto nuovo non sono direttamente connesse con il problema stesso, ma dipendono soprattutto dalle caratteristiche del pensiero.

 

Le difficoltà che si affrontano quando si deve rivolvere un problema del tutto nuovo comprendono:

 

la rigidità mentale, consistente nella tendenza ad utilizzare le esperienze precedenti adattandole alle situazioni nuove in tutti i casi, senza riuscire a metterle da parte quando si rivelano inefficaci nel facilitare apprendimenti nuovi;

 

– la ricerca dei legami logici anche quando una valutazione diversa dei dati potrebbe fornire la soluzione del problema;

 

il ricorso all’esperienza mediante l’utilizzazione degli apprendimenti precedenti (che devono essere adattati alla situazione nuova);

 

la dipendenza dal campo percettivo, che consiste nel sentirsi legati alle caratteristiche evidenti degli oggetti o delle situazioni, lasciandosi sfuggire alcuni aspetti solo apparentemente marginali.

 

De Bono, (Il pensiero laterale , Rizzoli 1981) discutendo sul pensiero laterale, ossia il pensiero creativo che egli contrappone al pensiero verticale (pensiero logico), riporta un caratteristico esempio di soluzione di un problema che non può essere affrontato col ricorso ai consueti principi della logica.

 

“Un mercante londinese, che aveva contratto un grosso debito con un usuraio, si trovò nell’impossibilità di far fronte al suo impegno. Il creditore, che era un uomo brutto e vecchio, credette di poter sfruttare la situazione per realizzare il suo sogno di sposare la bellissima figlia del mercante.

 

Gli propose dunque di affidare alla sorte la soluzione della questione.

 

Egli avrebbe posto due sassolini uno bianco ed uno nero all’interno di una borsa vuota e la fanciulla avrebbe dovuto estrarre da essa un solo sassolino. Se fosse uscito il sassolino bianco il debito sarebbe risultato estinto senza altri obblighi verso l’usuraio; se invece, fosse stato estratto il sassolino nero, l’usuraio avrebbe ottenuto la mano della fanciulla in cambio dell’estinzione del debito.

 

Se la fanciulla si fosse rifiutata di procedere all’estrazione, il mercante sarebbe stato imprigionato per insolvenza.

 

Il mercante e la figlia si videro costretti ad accettare e l’usuraio si accinse all’operazione: credendosi non visto, pose due sassolini neri nella borsa e chiese alla fanciulla di estrarne uno”

A questo punto i principi su cui si fonda la logica formale non avrebbero aiutato la ragazza a risolvere in via definitiva il problema: Se ella avesse denunciato l’imbroglio dell’usuraio, sarebbe comunque rimasto insoluto il problema del debito da pagare.

 

Se si fosse rifiutata di effettuare l’estrazione, il padre darebbe andato in prigione.

 

Qual era dunque la soluzione possibile?

 

La ragazza estrasse un sassolino a caso e finse di lasciarselo sfuggire di mano.

 

Scusandosi per l’accaduto, disse all’usuraio che non era necessario cercare a terra il sassolino estratto, perché sarebbe stato sufficiente controllare il colore del sassolino rimasto, per indovinare il colore di quello estratto, che era caduto.

 

A quel punto l’usuraio non poté rifiutarsi di mostrare il sassolino rimasto nella borsa.

 

Poiché si trattava di un sassolino nero, se ne dedusse che il sassolino estratto doveva necessariamente essere quello bianco.

 

Pertanto il mercante e la figlia furono liberati da ogni problema, dal momento che l’usuraio non osò ammettere la propria disonestà”

 

 

 My Counselor Manuela Fogagnolo

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