La musica e le emozioni – ipotesi di counseling

musica e emozioni

Oggi vorrei affrontare un tema a me particolarmente caro: la Musica e le Emozioni.

Cercando di dare un mio contributo, per rispondere alla domanda  che cosa sono le emozioni ? ,  ho già alcune volte parlato e lanciato piccoli spunti di pensiero; per parlare di musica, invece,   potrei iniziare dicendo che: la musica è un linguaggio universale che gode di tre funzioni fondamentali: comunicativo, esortativo, emotivo espressivo. Potrei ancora dirvi che la musica a differenza delle altre arti spaziali non è statica ma temporale perché si realizza nel tempo. Potrei dirvi ancora che è soggettiva in quanto nasce dall’intimo  del soggetto che ascolta, oppure potrei dirvi che il silenzio assoluto sulla terra non esiste in quanto i fenomeni acustici sono il messaggio della vita stessa, la sua presenza avvertibile attraverso l’organo dell’udito. I suoni infatti sono mezzi con cui quasi tutti gli animali esprimono i propri bisogni ed emozioni e, nell’uomo, formano la base del linguaggio grazie all’infinita combinazione tra loro stessi e gli accenti e le pause.

Potrei dirvi ancora che la musica stessa è un autentico linguaggio fatto di suoni, di ritmi, di melodie.

Un mezzo eccezionale di espressione

Ancora però non avrei risposto alla domanda

Che cos’è la musica?

Apparentemente rispondere a tale domanda sembrerebbe semplice, forse, verificando tra le voci del dizionario, si potrebbe trovare una definizione che possa soddisfare la nostra curiosità.

In realtà le definizioni che di musica possono essere reperite sono innumerevoli a seconda del metodo e della forma in base al quale la musica stessa viene studiata.

Possiamo allora parlare di musica come suono e quindi parlare di vibrazioni che si propagano nell’aria raggiungendo il nostro orecchio, organo deputato alla rilevazione delle onde sonore.

Possiamo parlare di musica come esperienza soggettiva, di musica come linguaggio, di musica come categoria della percezione, musica come approfondimento storico e antropologico, musica come costrutto sociale, musica come cura del corpo e dello spirito, musica come mito. Probabilmente potremmo andare ancora avanti per molto ma in realtà vorrei soffermarmi sulla definizione di musica di Nicholas Cook

La musica ha una parte importante nella vita di tantissime persone: come scrive Nicholas Cook (2005), molta gente pensa per mezzo della musica, decide chi essere con la musica. Ciò – sia chiaro – non vale solo per i musicisti professionisti, ma per ciascuno di noi, per la gente comune – anche se di solito non ce ne rendiamo conto.

«Parlare della musica in generale è parlare di ciò che significa e, più essenzialmente ancora, di come la musica funziona (o potrebbe funzionare) come portatrice di significati. Perché la musica non è solo qualcosa di piacevole da ascoltare. Al contrario, è qualcosa di profondamente radicato nella cultura umana[1] (così come non esiste una cultura priva di un linguaggio, non ce n’è una che sia priva di musica). La musica, in un modo o nell’altro, sembra essere un fatto naturale, sembra avere un’esistenza indipendente, eppure è intrisa di valori umani, del nostro senso di cosa sia buono o cattivo, giusto o sbagliato. La musica non è una cosa che capita: è una cosa che facciamo ed è ciò che ne facciamo. La gente pensa per mezzo della musica, decide chi essere con la musica, si esprime con la musica ….

Nel giorno d’oggi decidere che musica ascoltare è una parte significativa del decidere e manifestare alla gente non solo chi si “vuole essere”, ma chi si è. “Musica” è una parola davvero piccola per poter comprendere qualcosa che assume tante forme quante sono le identità culturali e sottoculturali. »

Trovo che per uno dei miei mandati di counselor, accompagnare le persone  verso una maggior consapevolezza sè,  questa definizione aiuti chiaramente a considerare la musica come un valido aiuto operativo. Inoltre penso ai giovani ed a uno dei miei personali obiettivi professionali;  aiutarli a dare un nome al turbinio e frastuono di emozioni che quotidianamente li bombardano. Partendo da qui  e, proprio per loro,  vedo nella musica un ottimo ausilio.

Avremo ancora modo di parlare ed approfondire questo aspetto; nei miei prossimi articoli. Infatti vorrei proporre degli spunti, dai quali partire,  nella nostra esplorazione del mondo della musica e delle emozioni.

 

My Counselor Manuela Fogagnolo

 

 

 

 

 

[1] come afferma P.Diambrini nel suo Funzione terapeutica della musica in Educare.it

Per gli antichi Egiziani, ad esempio (se ne trova testimonianza in antichi papiri medici datati 1500 a.c.), il fascino della musica aveva una notevole influenza nella fertilità della donna.

Anche la Bibbia riporta una testimonianza a favore dell’uso terapeutico del suono: “e così, ogni qualvolta il cattivo spirito venuto da Dio investiva Saul, Davide prendeva la cetra e si metteva a suonare; Saul si calmava e stava meglio poiché lo spirito maligno si ritirava da lui e lo lasciava in pace” (Samuele 1, 16 – 23).

I greci, che attribuivano alla musica un ruolo determinante nelle loro teorie cosmogoniche e metafisiche, utilizzarono il suono nella prevenzione e la cura di malattie fisiche e mentali.

Nel 1500 troviamo un documento interessante relativo al pittore Huga van der Goes colpito da follia..

.”si vedeva perduto e condannato all’inferno e voleva suicidarsi”, un caso di melanconia.Lo si portò a Bruxelles dove si chiamò il padre superiore Thomas che, dopo averlo esaminato,

trovò che il paziente soffriva dello stesso male di Saul e, ricordandosi che costui s’era calmato mentre David suonava, fece suonare diversi strumenti presso il malato e dispose altri spettacoli ricreativi coi quali contava di espellere i fantasmi (Benenzon 1992).

Moltissimi dei nostri comportamenti quotidiani sono “figli” dell’effetto “terapeutico” della musica. Il più comune è quello di ascoltare musica per rilassarsi dalle fatiche e dallo stress della giornata; anche andare in discoteca per “bombardarsi” di musica assordante è un “comportamento terapeutico” che tende a “staccare la spina” da tutto il mondo circostante (con i suoi problemi, le sue angosce, difficoltà, ecc.) per “immergersi”, perdendosi, nel mare burrascoso dei decibel.

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